sabato 7 gennaio 2017
Turbamento
I miei squarci sulle braccia urlano e implorano tramonti mai vissuti insieme,
Il giallo delle emozioni mai dette, il rosso sangue che fuoriesce dalla mia anima.
Ti amo e ti temo... temo ogni tua minaccia di abbandono perché ad ogni scricchiolio del nostro rapporto il mio spirito si consuma.
Ad ogni angolo sospiro e vedo la tua anima, riflesso della mia, e ad ogni battito risuona la mia instabile vitalità.
Ti amo.
lunedì 26 dicembre 2016
Borderline e senso di colpa
E' un disturbo bastardo questo... spinge gli altri a pensare che le tue crisi siano atti manipolatori per costringere le persone ad accudirti
Ma solo chi vive con questo vuoto dolore dentro può comprendere il grado di sofferenza che precede e segue ogni crisi...
E' vero... in quei momenti non sei in grado di badare a te stessa... e cominci a fare cose senza senso, il dolore ti porta a vedere la realtà in maniera distorta e arrivi a ferire gli altri perché dentro di te non c'è altro che distruzione.
Ferite, il rischio di perdere la vita, nulla può eguagliare quello che in quegli istanti stai provando ed è come se quell'ombra che hai dentro divorasse ogni luce di speranza.
Anche questa volta sono stata fortunata... ho trovato più di una persona che mi ha riportato fuori da quell'oscurità, ma le cicatrici e il dolore che ho provocato agli altri sono difficili da sanare.
Chi ti ama arriva ad odiarti in quei momenti... perché nessuno si spiega come mai una persona possa d un minuto all'altro tirare fuori il peggio di sé.
A volte mi chiedo come mai mi sia toccata un'esistenza così dura... si è vittime e allo stesso tempo carnefici di sé stessi.
Spero di iniziare presto la psicoterapia perché queste continue ricadute stanno sfiancando me e le persone che mi stanno accanto... e nessuno merita un'esistenza così dura e dolorosa.
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mercoledì 14 dicembre 2016
Vuoto
Giorni che non passano.
Ore fatte di tempo vuoto e inconcludente.
Vita che penetra e fugge nel fuoco di un vuoto che brucia e che sa di nulla e d'oscurità.
Lacrime che sciolgono le cera di una maschera di vita normale e banale.
Invoco la pace ma l'orrore dell'ignoto pensiero mi sovrasta
e annulla la voglia di ricominciare a sperare.
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giovedì 6 ottobre 2016
Il Reiki come coadiuvante della terapia farmacologica dei disturbi depressivi
Il Reiki è una disciplina giapponese fondata da Mikao Usui. Rei - Ki è giapponese e significa "Energia Vitale Universale". E' una tecnica che si basa sulla concezione olistica della persona, la quale viene concepita come unità inscindibile di corpo, mente e spirito.
Essendo una tecnica di contatto manuale (Touch Therapy) risulta essere molto efficace come tecnica "dolce" di rilassamento e analgesia, ed è stata impiegata per alleviare il dolore, nell'assistenza pre- e post- operatoria e negli stati ansiosi.
Io pratico Reiki da più di due anni e dalla mia esperienza diretta posso dire che in molte occasioni mi è servita per alleviare il malessere che segue le crisi ansiose e depressive.
L'apprendimento della tecnica contempla tre livelli, ma credo che questi servano per lo più ad acquisire una maggiore consapevolezza di come il Ki possa essere canalizzato dalle mani alla persona che riceve il trattamento.
Ma trattandosi il Ki di un'energia che permea tutte le cose (persone comprese) credo che ciascuno di noi possa trarre giovamento dall' autotrattamento, anche se questo non è stato preceduto da nessuna iniziazione.
Prima di iniziare l'autotrattamento è importante concentrarsi su di sé, sulla percezione del proprio respiro e del ritmo del proprio battito cardiaco, e questo lo si può fare semplicemente chiudendo gli occhi, ponendo le mani al centro del petto e svuotando la mente dai propri pensieri.
Durante l'autotrattamento, che si può eseguire seduti o coricati, si può ascoltare una musica rilassante (suoni della natura, oppure una musica adatta al trattamento Reiki, una di quelle in cui ogni 3 minuti si avverte il suono di un campanellino che ci indicherà quando è il momento di cambiare la posizione delle mani)
Nel momento in cui si è raggiunto un sufficiente stato di calma e si comincia a percepire l'energia che scorre attraverso le mani, si può iniziare l'autotrattamento appoggiando entrambe le mani sugli occhi.
Questo primo contatto genera maggiore chiarezza di pensiero, contribuisce ad eliminare lo stress e a facilitare la meditazione.
Trascorsi 3 minuti si sposteranno le mani sui lati della testa, sopra le orecchie, con le basi delle mani sulle tempie e le dita lungo la curvatura della testa.
Questa posizione armonizza i due emisferi del cervello, aumenta la gioia e la fiducia nella vita.
Poi far scivolare le mani sul retro della testa, tenendola come una palla, con le dita rivolte verso l'alto.Questa posizione allevia i disturbi del sonno, trasmette sicurezza, riduce la paura e calma la mente e le emozioni.
Posizionare poi le mani sui due lati del petto, con le dita a contatto, appena sotto la clavicola.
Percependo il nostro battito cardiaco, aumenterà anche la nostra capacità di amare la vita e di trasformare i pensieri negativi.
Scendendo con le mani, soffermarsi sulla regione inferiore della gabbia toracica, sopra la vita, con le dita a contatto verso il centro, sopra a quello che energeticamente è chiamato plesso solare.
Questa posizione trasmette energia e produce rilassamento, riducendo la rabbia, la paura e la frustrazione.
Posizionare poi le mani ai lati dell'ombelico, sempre con le dita a contatto verso il centro.
Questa posizione aiuta a scaricare le tensioni e le paure, e agisce positivamente nel contrastare gli stati d'ansia e depressivi accrescendo la fiducia in noi stessi.
Alla fine porre le mani al centro del petto, respirare profondamente e riaprire gli occhi.
sabato 1 ottobre 2016
Depressione, borderline e stigma
"Secondo me potresti fare a meno dei farmaci"...
"Non capisco come posso aiutarti"
Queste sono le affermazioni dei familiari più frequenti
E questo non accadrebbe con una tireopatia, nessuno metterebbe in dubbio la necessità di prendere l'eutirox... Ma se il tuo cervello ha qualche problema con la serotonina, ecco che le persone che ti circondano diventano esperti di qualsiasi cambiamento dell'umore e di qualsiasi sintomo depressivo.
Fino ad ora anti depressivo e anti psicotico sembrano fare il loro lavoro.
Naturalmente sono stati fatti degli aggiustamenti della terapia, ma una crisi ogni dieci giorni... Rispetto alle crisi che mi coglievano ogni quarto d'ora, è un miglioramento.
Continuo ad applicare le tecniche di mindfulness e anche se ancora all'orizzonte non si intravede nessuna psicoterapia,sento che le cose stanno volgendo al meglio.
Anche i suggerimenti riguardo la terapia e l'atteggiamento dei familiari che tendono a farmi sentire una persona incurabile sono uno sprono per non cedere ai comportamenti compulsivi.
La terapia procede... E sento che arriveranno tempi migliori.
È tutto dentro di noi,siamo noi che decidiamo da quali cose farci toccare o meno...
Un abbraccio a tutti quelli che si trovano sul percorso di guarigione o che hanno appena ricevuto la diagnosi... Non siete soli.
Manu.
mercoledì 14 settembre 2016
Mindfulness e disturbo borderline
Di recente ho letto "Mindfulness for Borderline" di Blaise Aguirre e Gillian Galen , un libro che parla della tecnica della mindfulness come supporto alla terapia del disturbo borderline.
Spesso mi sento completamente scollegata dal presente; in preda alle emozioni penso che le cose non cambieranno ma e questo modo di vivere le esperienze attraverso le emozioni e la categorizzazione estrema di quanto mi sta accadendo, spesso mi scollega dalla realtà, tanto che arrivo a cancellare dalla memoria la causa che ha originato quel senso di vuoto che mi ha condotto all'ennesima crisi.
Ma cos'è la mindfulness? E' vivere l'attimo presente con consapevolezza, guardare ciò che si prova senza giudizio e focalizzarsi su quello che ci sta attorno senza trovarsi in balia delle emozioni.
E' una tecnica meditativa il cui obiettivo è focalizzarsi sul presente, sulla vita quotidiana, vivere il qui e ora con la piena consapevolezza di quanto ci sta attorno.
Tipico della cultura occidentale è vedere la sofferenza come uno stato dal quale fuggire e chi soffre del disturbo borderline spesso lo fa apportando nuova sofferenza al proprio stato, abusando di alcool o droghe, abbuffandosi di cibo oppure creando le condizioni affinché le persone che ci stanno accanto da un momento all'altro decidano di abbandonarci.
La Prima Nobile Verità del Buddhismo invece sottolinea come l'esistenza sia sofferenza, quindi in realtà il dolore che noi pensiamo di provare in maniera così esclusiva e forte anche gli altri lo provano, ma a differenza nostra non tentano di fuggirlo, ma lo affrontano con strategie che sono in grado non di amplificarlo, ma di minimizzarlo, consapevoli che quello che sta accadendo non è permanente, ma si tratta solo di un momento che prima o poi passerà, che la gioia e il dolore sono stati della nostra vita in continua fluttuazione.
Il Buddhismo vede a sofferenza con gratitudine, perché testimonianza dei cambiamenti che stanno avvenendo nella nostra vita.
La Seconda Nobile Verità è che il dolore è provocato dall'attaccamento, rimanere aggrappati al male che si è provato in passato, alle esperienze negative e ai traumi che sono accaduti.
Per chi soffre del disturbo questo è un altro punto critico, dato che di fronte al dolore vi è la difficoltà a riportarsi ad uno stato emozionale base.
Inoltre tendiamo ad idealizzare le persone e le situazioni e nel momento in cui queste non riflettono le nostre aspettative il dolore si fa sentire.
La Terza Nobile Verità è che è possibile arrivare alla cessazione della sofferenza.
Nel momento in cui si ha la piena consapevolezza della sofferenza come stato naturale della vita, si supera l'attaccamento e il passato lasciando spazio alla vita, alla gioia e alla felicità.
La Quarta Nobile Verità è che esiste una strada che ci porta al di la della sofferenza.
Una strada che passando dalla consapevolezza della sofferenza, dal superamento degli attaccamenti, dalla compassione verso noi stessi, ci conduce ad investire una maggiore energia sulle cose che ci apportano gioia e felicità.
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mercoledì 7 settembre 2016
Terapia combinata e sbalzi d'umore
Ancora me la prendo per piccole cose che agli occhi degli altri sembrano sottigliezze trascurabili, ma che per me sono come macigni che spaccano il cuore.
Mi sento come al centro di tutte le problematiche degli altri, come se la mia sola presenza potesse scatenare tutte le situazioni che fanno male a chi mi sta intorno.
Al mio fianco ho il mio compagno, ma spesso mi chiedo per quanto tempo ancora riuscirà a sopportare i miei sbalzi d'umore, le mie crisi che come tsunami travolgono tutto quello che fino a poco prima avevamo costruito.
Ho il cuore a pezzi e non riesco a trovare la mia anima in questo vuoto immenso... penso di non essere meritevole di nulla e spero solo che questo ennesimo momento down passi alla svelta.
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